Pressione arteriosa: dagli 80 anni in su, quali sono i parametri corretti?

Pressione arteriosa dagli 80 anni in su, quali sono i parametri correttiLe raccomandazioni europee consigliano una pressione arteriosa di riferimento inferiore a 140/90 mmHg.

Circa il 70-80% delle persone dai 70 anni in su soffre di ipertensione arteriosa, una patologia che, a lungo termine, può provocare malattie cardiovascolari come infarti e ictus. Le raccomandazioni europee consigliano una pressione arteriosa di riferimento inferiore a 140/90 mmHg. Benché gli stessi valori di riferimento si applichino agli over 80, bisogna tener conto di altri fattori, come le comorbidità dei pazienti. Il dibattito scientifico sui valori di riferimento che producono i risultati migliori nei pazienti anziani affetti da ipertensione arteriosa resta quindi aperto: qual è allora il valore di riferimento corretto per il controllo della pressione arteriosa nelle persone di età pari o superiore a 80 anni?

Il numero di persone dagli 80 anni in su è in aumento e rappresenterà circa il 10% della popolazione totale entro il 2050. Benché l’incidenza dell’ipertensione raggiunga il 70% all’età di 80 anni, è fondamentale definire chiaramente i valori di riferimento per il controllo della pressione sanguigna dei più anziani. Tanto più perché l’ipertensione arteriosa produce pochi o nessun sintomo. Ma se non curata, la patologia può provocare attacchi di cuore, ictus, malattie renali e altri gravi problemi di salute, tra cui il rischio di demenza (cerebrovascolare).

Quali sono i valori di riferimento della pressione arteriosa per gli over 80?

Le attuali linee guida sulla pressione sanguigna dell’American College of Cardiology e dell’American Heart Association consigliano alla maggior parte delle persone di età pari o superiore a 65 anni di mantenere la propria pressione arteriosa sistolica al di sotto di 130 mmHg. Tuttavia, le persone dagli 80 anni in su hanno spesso molteplici problemi di salute cronici, possono essere fragili, assumere diversi trattamenti e avere problemi cognitivi. Recenti dati sul controllo e sui valori di riferimento della pressione arteriosa degli anziani, di uno studio dell’ospedale universitario della Charité (Universitätsmedizin Berlin), hanno da poco rimesso in discussione i valori di riferimento per il controllo della pressione o tensione arteriosa dei più anziani.

Lo studio mostra che la regola di una pressione arteriosa sistolica <130 mmHg non si applica a tutti i pazienti che soffrono di ipertensione. In realtà è esattamente il contrario: una pressione bassa può essere talvolta associata a un aumento del rischio di decesso negli adulti di età superiore agli 80 anni e negli adulti con un’anamnesi di eventi cardiaci.

In conclusione, non è ancora noto se i rischi e i benefici di un abbassamento della pressione arteriosa sistolica a <130 mm Hg siano gli stessi per le persone di età pari o superiore a 80 anni e per i soggetti di età compresa tra 65 e 80 anni.

Lo studio SPRINT: Il team della Wake Forest si è concentrato su questo gruppo di ultraottantenni nel corso dello studio SPRINT (Systolic Blood Pressure Intervention Trial). I risultati sono stati pubblicati sul Journal of the American Geriatrics Society. Inoltre, i ricercatori hanno esaminato se le alterazioni delle funzioni cognitive o fisiche avessero un effetto sul controllo intensivo della pressione arteriosa. Lo studio è stato condotto su 1.167 partecipanti, con un’età media di 84 anni e dei quali circa il 3% aveva 90 anni o più. L’analisi rileva che:

  • la pressione arteriosa sistolica di base dei partecipanti era in media di 142 mmHg;
  • la maggior parte dei partecipanti ha almeno 3 problemi di salute cronici,
  • più del 50% assume almeno 5 farmaci;
  • il 27% ha un’anamnesi di malattie cardiache.

Una migliore funzione cognitiva all’inizio dello studio è associata a un monitoraggio più intensivo della pressione arteriosa.

Va quindi ricordato che negli adulti di età pari o superiore a 80 anni, il controllo intensivo della pressione arteriosa sistolica a meno di 120 mmHg riduce il rischio di infarto, ictus, decesso e disturbi cognitivi lievi, ma aumenta il rischio di declino della funzione renale. In questo i valori di riferimento risultano quindi “personalizzati” in alcuni casi.

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Fonte: Journal of the American Geriatrics Society December 2019 DOI: 10.1111/jgs.16272 Intensive versus Standard Blood Pressure Control in Adults 80 years or Older: A Secondary Analysis of the Systolic Blood Pressure Intervention Trial.

 

 

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